Il Paese di Bortigali: cultura, storia e tradizioni

SINTESI STORICA

Tramonto sul paese

Collocato ad anfiteatro ai piedi del monte trachitico di Santu Padre, il paese di Bortigali (Bortigale)  nella variante linguistica locale) è posto ad un’altitudine media di 510 metri, e conta attualmente un po’ meno di 1500 abitanti. Per la vicinanza alla S.S. 131 (che si lascia al km 142, bivio per  Macomer-Nuoro) e per la posizione centrale è facilmente raggiungibile da ogni parte della Sardegna.
I ritrovamenti di domus de janas, di dolmen, di tombe dei giganti e soprattutto di nuraghi (se ne contano oltre 40) dimostrano che Bortigali è un paese di antiche origini, abitato fin dal periodo prenuragico.
Sembra che il primo insediamento in epoca storica fosse una città punico-romana, poi distrutta, chiamata Berre. Si narra che sette famiglie superstiti formarono poi il primo nucleo del paese; sempre la leggenda vuole che un vicinato della Bortigali di oggi si chiami "Sette padeddas" (sette “padelle”, cioè sette “fuochi”, famiglie) per questo motivoNel periodo giudicale la Villa di Bortigali fece parte della Curatorìa del Màrghine nel Giudicato di Torres. Nel 1259, caduto il Giudicato, la Curatorìa fu annessa al Giudicato arborense. In seguito alla fine del Giudicato, nel 1410, la Villa passò al Visconte di Narbona, e poi, nel 1420, agli Aragonesi, che la concessero in feudo ai Centelles. Ceduta nel 1439 a Salvatore Cubello, fu inclusa nel Marchesato di Oristano sino al 1478.  Il paese tornò ad essere incluso nella Contea di Oliva, infeudata prima ai Centelles e poi, per successione, ai Borgia. Estinta la famiglia, la Villa fu concessa a Maria Giuseppa Pìmentel, erede dei Borgia, ai quali rimase sino al riscatto del feudo. Come molti altri villaggi del Màrghine, non ebbe un rapporto facile con i nuovi feudatari che dalla Spagna facevano amministrare il feudo a funzionari senza scrupoli, così tra il 1774 e il 1785 si rifiutò apertamente di pagare i tributi e nel 1795 prese parte ai moti antifeudali (anche se pare che alcuni tra i ricchi proprietari locali fossero tra quelli che in qualche modo contrastarono il viaggio di G. Maria Angioy tra i villaggi della Sardegna).
Nel 1821 la comunità di Bortigali fu inclusa nella Provincia di Cuglieri e nel 1843 cessò definitivamente il suo rapporto con gli ultimi feudatari.
Nel 1848, abolite le vecchie province, fu compreso nella Divisione Amministrativa di Nuoro e vi rimase fino al 1859, quando (in seguito al cosiddetto “Decreto Rattazzi”), entrò a far parte della nuova Provincia di Cagliari, circondario di Oristano, mandamento di Macomer.
Più tardi (1865), al comune di Bortigali fu aggregato il territorio del soppresso comune di Mulargia.
Nel 1927 fu inserito nella neonata Provincia di Nuoro, di cui ancora oggi fa parte.


IL CENTRO STORICO   

Visitando Bortigali non si può prescindere dal fermarsi nel suo centro storico (forse nel suo insieme uno dei più ben conservati dell’isola), perdendosi nelle stradine col caratteristico selciato, alla scoperta delle vecchie architetture rurali ingentilite e ornate da portali e architravi catalano-aragonesi, dei palazzi borghesi del Corso Vittorio Emanuele, delle sue chiese (nel solo centro abitato se ne contano ben sei, tutte ancora ben conservate e “vive” grazie alla presenza e alla cura di confraternite, obrieri, prioresse, e tutte ricche di beni artistici anche di grande pregio, il cui fiore all’occhiello sono i quattro bellissimi quadri del Retablo della Chiesa Parrocchiale)


"Sette Padeddas"

Sette Padeddas

La leggenda vuole che le casette così conosciute, assieme ad altre della zona, costituissero il primo nucleo dell’attuale centro abitato, dopo che la popolazione aveva dovuto abbandonare, per cause ignote, il vecchio centro di Berre. Sette perché questo è uno dei classici numeri perfetti (si ritrova anche nei toponimi di altri paesi). Padedda invece sta per “fuoco”, la vecchia unità di misura utilizzata per censire i nuclei familiari. Le casette, di recente ristrutturate dall’Amministrazione Comunale, diventeranno a breve un punto di informazione gestito dalla Pro Loco e, forse, sede museale.

 

Gli Architravi

Finestre e portali tardo-gotici o catalano-aragonesi

(Finestre e portali tardo-gotici o “catalano-aragonesi”)


Gli architravi scolpiti censiti a Bortigali sono oltre ottanta, e si sa per certo che molti sono andati perduti negli anni. Gli studiosi definiscono spesso “aragonesi” questi portali e finestre, non per attribuirgli uno stile architettonico, ma per riferirsi alla loro origine storica. (Gli Aragonesi, infatti, nel processo di consolidamento del loro potere in Sardegna, promossero una campagna di “colonizzazione” che includeva tutti i campi, da quello religioso a quello politico, da quello artistico a quello architettonico. Risulta che subito dopo il  loro sbarco in Sardegna - 1323 - essi chiamassero maestranze dalla Catalogna a dirigere i lavori di chiese e monumenti. Al loro seguito si riscontrò una notevole immigrazione di “picapedres”, che costituirono una vera e propria scuola di scalpellini-costruttori. Furono quasi sicuramente gli eredi sardi di questa scuola a continuare la tradizione della lavorazione della pietra nei periodi successivi, compreso quello in cui possono essere collocati gli architravi scolpiti a Bortigali, e cioè ‘500 – ‘600).

Non è semplice assegnare uno stile unico a questi elementi architettonici. Molto spesso infatti compaiono assieme stili di epoche diverse: i “picapedras” locali continuarono ad utilizzare ancora, e soprattutto, elementi del repertorio tardo-gotico introdotto dagli scalpellini catalani, ma li fusero con elementi rinascimentali, barocchi e di altri stili.

I particolari costruttivi più rilevanti sono: l’arco inflesso ( il cosiddetto motivo “a fiamma” al centro dell’architrave, cioè quella punta rivolta all’insù di diretta derivazione islamica),  il simbolo IHS (marchio dei Gesuiti, che arrivarono in Sardegna dopo il riconoscimento ufficiale fatto dalla Chiesa col Concilio di Trento del 1540), i capitellini ornamentali ornati da motivi fitomorfici, le abbondanti decorazioni a rosette e la ricorrente abitudine di porre la data della realizzazione. Tutto ciò, unito all’utilizzo dello stesso materiale – la bella trachite rossa locale – rendono il centro storico di Bortigali un insieme omogeneo e degno di particolare attenzione.

 

I Palazzi Del Corso


I bei palazzi borghesi del Corso Vittorio Emanuele, dalle ricche ed importanti facciate, risalgono  tutti ai primi decenni del 1900 ed evidenziano la presenza in quel periodo a Bortigali di un certo numero i famiglie benestanti (quelle nobiliari, soprattutto, ma anche quelle dei proprietari terrieri e dei ricchi allevatori di bestiame).

 

 


LE CHIESE 

Processione nel piazzale della parrocchia

Chiesa Di S. Maria Degli Angeli

La Parrocchiale di Bortigali, dedicata a S. Maria degli Angeli, è posta al centro del paese e si affaccia su una suggestiva piazzetta, impreziosita anche dalla presenza della Chiesa del Rosario e dell’ingresso al vialetto che porta alla contigua Chiesa di S. Palmerio. Risale ai primi decenni del XVI secolo ed è costruita nelle forme tardo-gotiche tipiche delle chiese del nord Sardegna dell’epoca, anche se ha subìto delle modifiche più tarde. Il bel portale presenta molti degli elementi che si ritrovano nei portali delle case del centro storico. Al suo interno si possono ammirare i quattro pannelli residui di un Retablo cinquecentesco.

RETABLO 

La natività L'Adorazione dei Magi

L'Annunciazione L'Assunzione

I quattro preziosi dipinti, attualmente collocati nella parete del presbiterio, appartengono allo smembrato Retablo di Bortigali, opera, a detta degli studiosi, del cosiddetto Maestro di Ozieri e della sua bottega. Purtroppo non ci sono documenti che attestino con certezza la loro datazione (dovrebbero comunque risalire alla metà del XVI secolo), così come non si conosce l’identità del Maestro, però i dipinti (rappresentanti l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e l’Assunzione) sono sicuramente di ottima fattura, e nei particolari compositivi richiamano il Rinascimento italiano, la scuola fiamminga e le stampe del tedesco Durer.

 

Chiesa Di San Palmerio

La chiesetta di S. Palmerio, dalla struttura molto semplice, ma molto suggestiva anche per l’ambiente in cui è inserita, è stata la Parrocchiale di Bortigali prima dell’edificazione di quella attuale dedicata a S. M. degli Angeli. E’ la sede della Confraternita delle Anime (detta anche di S. Palmerio, appunto).

 La Confraternita ha, tra gli incarichi istituzionali, anche quello di mantenere la tradizione di “su fogu virgine”, cioè dell’accensione del fuoco (simbolo religioso di  luce e di vita) la sera del Sabato Santo. Questa operazione avviene ancora col metodo arcaico dell’acciarino e della pietra focaia (da cui il termine “virgine”), le cui scintille innescano la fiamma in una carbonella di ferula.

 

Chiesa Della Madonna Del Rosario

Posta a fianco della Chiesa Parrocchiale, la Chiesa del Rosario venne edificata verso la metà del Seicento. Ha la facciata a cuspide, divisa orizzontalmente e verticalmente da cornici e paraste in trachite. Nelle pareti del presbiterio è da poco venuto alla luce, in seguito a restauro, una ciclo di “medaglioni” dipinti risalenti al 1870, opera del pittore Campanelli.  E’ sede dell’omonima Confraternita.

 

Chiesa Di Santa Croce

La chiesa di Santa Croce risale ai primi anni del ‘600. Molto bello il suo interno, grazie allo slancio e alla armonicità degli archi acuti della navata. Conserva alcune opere lignee (appena restaurate a cura della Soprintendenza) di notevole interesse. In particolare si possono citare il grande Crocifisso del presbiterio (di ottima fattura e databile intorno al 1600), che rappresenta un Cristo composto e sereno dopo la sofferenza,  e il vecchio Cristo utilizzato per “s’iscravamentu” (con testa, braccia e gambe snodate), che rappresenta invece un Cristo doloroso, con l’accentuazione della sofferenza e dello strazio, resi con la cruda descrizione del viso e del corpo, letteralmente ricoperti di gocce di sangue. E’ sede dell’omonima Arciconfraternita (che ha tra le sue funzioni istituzionali la cura della cerimonia de “s’iscravamentu” in occasione della Settimana Santa).

 

Chiesa Di S. Antonio

La chiesetta di S. Antonio ha la particolare e suggestiva caratteristica di essere scavata quasi interamente nella roccia. In una delle tre nicchie sopra l’altare è posta la statua lignea di S. Barnaba, proveniente dalla chiesa un tempo esistente sulla vetta del Monte Santu Padre. E’ dedicata a S. Antonio Abate, noto anche come S. Antoni ‘e su fogu, festeggiato a Bortigali la domenica successiva al 17 gennaio con l’accensione della “tuva” nella piazza della Parrocchia.

 

Chiesa Di S. Giuseppe

La chiesetta di S. Giuseppe, posta alla periferia ovest dell’abitato, ha una pianta semplice a navata unica. Alcuni motivi architettonici sembrerebbero farla risalire allo stesso periodo delle altre chiese. Al suo interno, su un basamento in pietra di recente costruzione, è posta una bella statua di S. Giovanni Battista, dipinta col sistema definito  “estofado de oro” e proveniente, pare, dalla vecchia chiesa campestre di S. Giovanni.

 



I SENTIERI  

E’ possibile visitare il territorio di Bortigali con percorsi e itinerari da trekking di notevole interesse, alcuni dei quali già tracciati e valorizzati a cura del Comune, della Pro Loco e della sottosezione del CAI. Da segnalare in particolare il “Sentiero Natura” da Bortigali a Mulargia che, partendo dal vecchio mulino e attraversando un territorio ricco di importanti emergenze naturalistiche, permette di visitare anche i più significativi monumenti archeologici.
Altro itinerario da segnalare è il sentiero “Bortigali – Santu Padre”, che, passando per zone di superba bellezza paesaggistica, raggiunge la vetta del monte S. Padre (1025 metri s.l.m.), una delle più alte della catena del Màrghine, da cui si può osservare un paesaggio che abbraccia buona parte della Sardegna centro-occidentale, dai monti del Gennargentu al mare di Oristano e Bosa; è anche una delle mete preferite dagli appassionati di parapendio.

Mulino ad acqua

 

Il mulino ad acqua posto in località Costa ‘e Mòlinu alla periferia ovest dell’abitato, funzionava grazie al movimento generato dalla caduta, dall’alto, dell’acqua del Rio Mànigos sulla ruota esterna e da questa trasmessa alla macina interna. E’ rimasto in attività sino alla fine degli anni ’30, soppiantato poi dai mulini elettrici costruiti nel centro abitato. Vi si macinavano grano ed orzo,  portati di solito dagli uomini, a cavallo, coi sacchi, ma anche dalle donne, con la “corbula” in testa. E’ stato di recente ristrutturato dall’Amministrazione Comunale, per far parte dell’itinerario di visita dei beni del territorio, nonché con lo scopo didattico di presentare alle scolaresche una delle fasi del ciclo del pane.


Nuraghe Òrolo  

Il nuraghe Orolo sotto la neve

 

Il nuraghe Òrolo può essere sicuramente considerato tra i più eminenti del territorio per posizione, dimensioni e stato di conservazione. E’ formato da una torre centrale a due piani e da un corpo anteriore, aggiunto in epoca successiva, costituito da due torri minori. Per le sue forme elaborate è da datarsi probabilmente intorno all’anno 1000, ed è stato sicuramente utilizzato anche in periodo romano.   La somma delle sue peculiarità ne rende la visita oltremodo semplice e suggestiva.        

In particolare: 

-  l’accessibilità esterna (il sito è facilmente raggiungibile anche in macchina seguendo una deviazione nella strada che collega Bortigali con la frazione di Mulargia);

-  l’accessibilità interna (si può salire sino alla sommità grazie alla scala originale formata da 56 gradini molto regolari);

-  la “leggibilità” (si riescono a cogliere con chiarezza tutti i particolari, cosa che spesso invece si perde nei nuraghi complessi),

-  la presenza di avanzate soluzioni architettoniche (la perfetta scala, appunto, ma anche le grandi nicchie nei due piani, i pozzetti ricavati all’interno della possente muratura),

-  ..ed ultima, ma non meno importante, l’incantevole posizione panoramica (dalla sua sommità lo sguardo può spaziare dal vicino Monte Santu Padre ai lontani Monti del Corrasi e del Gennargentu, a tutta la piana del Tirso, al mare dell’Oristanese).



MULARGIA

Fino alla metà del XIX secolo paese autonomo, il borgo rurale di Mulargia, piccola frazione di meno di cento abitanti, era già noto (col nome di Molaria) in epoca romana, come stazione posta lungo la strada Karalis-Turris Libisonis (più o meno l’attuale 131). Il toponimo è da interpretare come luogo di produzione delle macine (o mole), che venivano realizzate, appunto, con la solida pietra locale, e che fanno ancora bella mostra di sé in molti cortili del centro abitato.




RIFUGIO - RADIO SARDEGNA 

Allestimento del museo di Radio Sardegna al rifugio

Bortigali divenne, durante la 2° Guerra Mondiale, il punto di riferimento di tutta la Sardegna, dopo che il Generale Basso la scelse (forse per la sua posizione “centrale” e per la “protezione” del monte Santu Padre) come sede del Comando Supremo delle Forze Armate della Sardegna. (Nel ’43, poi, quando gli americani fecero credere ad un loro sbarco in forze nell’isola, la sua importanza valicò i confini strettamente regionali).
Nei giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre, grazie all’intuizione e all’opera di alcuni ufficiali e soldati addetti alle stazioni radio (tra le più potenti del periodo), furono mandate in onda, in Sardegna e in tutto il mondo, delle brevi trasmissioni (che, nel primo periodo, avevano uno scopo “umanitario”: inviare al di fuori dell’isola le notizie di quanti, militari e civili, vi risiedevano), precedute dalle prime note dell’Inno Sardo e dalla sigla “Qui Radio Sardegna, libera voce d’Italia……”. Era nata quella che poi divenne (trasferendosi a Cagliari e potenziandosi) l’emittente regionale. Ma soprattutto era la Prima e Unica Radio Libera (libera perché, contrariamente alle altre zone d’Italia - e forse anche d’Europa – i tedeschi erano già andati via e gli americani non erano ancora arrivati). I suoi microfoni (che per motivi tecnici dovevano stare lontani e isolati rispetto alle potenti radio R6) furono sistemati, dopo un breve periodo, nel Rifugio Antiaereo fatto realizzare nei primi mesi del ’43 alla periferia del paese, in prossimità della sede del Comando. Il Rifugio è stato di recente restaurato e presto diventerà sede museale, con materiale fornito dalla sede Rai di Cagliari.

 



LA COOPERATIVA 

 Il 25 agosto 1907 fu costituita a Bortigali la “Latteria Sociale Cooperativa”, primo e per molti anni unico esempio di cooperazione nel settore caseario in Sardegna. Nacque per l’esigenza degli allevatori locali di opporsi all’egemonia degli industriali del continente che da qualche anno avevano impiantato a Macomer i primi caseifici per la produzione del pecorino romano. Per molti anni si distinse tra le altre cooperative sarde, anche di altri settori, per il giro d’affari e le capacità organizzative. Ancora oggi, con la denominazione di La.Ce.Sa. (Latteria Centro Sardegna) è una delle realtà più importanti e note del settore. Vi si producono (oltre al pecorino romano destinato all’esportazione) alcuni formaggi tipici e rinomati, quali il caciocavallo o “casizolu”, il provolone, “sa fresa ‘e attunzu” (un vaccino a pasta molle che si sta attualmente cercando di promuovere anche con una apposita Sagra organizzata dalla Pro Loco).

 

 


SAGRA CAMPESTRE DI SANTA MARIA DE SAUCCU 

Partenza della processione a Cavallo da Sauccu Partenza della processione a Cavallo da Bortigali

La sagra campestre di Santa Maria de Sauccu, di cui si hanno notizie documentate da registri amministrativi sin dal 1606, ha mantenuto quasi intatte le sue caratteristiche tradizionali (tra cui quella di essere a totale carico di un “obriere” a nomina annuale) e la sua genuinità. Inizia il 7 settembre di ogni anno per concludersi il 17.  La mattina del sette due distinte processioni accompagnano i simulacri della Madonna alla chiesa nell’omonimo villaggio montano (raggiungibile anche in macchina dalla provinciale Campeda-Bolotana): la prima è formata esclusivamente da fedeli a piedi e porta il simulacro più piccolo, Santa Mariedda; la seconda parte qualche ora più tardi, è formata da una cinquantina di confratelli a piedi vestiti con la tunica bianca e da un centinaio di cavalieri (alcuni dei quali portano in groppa la dama su un’originale sella detta “istriglione”), e accompagna il simulacro più grande di S. Maria Manna. La partenza e l’arrivo (dopo circa tre ore)  delle due processioni sono salutati dal suono dei tamburini e da migliaia di colpi di fucileria a salve. Nel villaggio di S. Maria, formato da una cinquantina di “muristenes”, si svolgono le tradizionali “novene”, con momenti dedicati alla fede e altri al divertimento (musica, balli e abbondanti libagioni). Il giorno 17 le due processioni compiono il percorso inverso; in particolare il simulacro di S. Maria Manna giunge a Bortigali intorno alle 12, per tutta la sera viene portato, di corsa, dai confratelli presso tutte le famiglie del paese,  ed infine viene riposto nella chiesa di S. Croce, sempre accompagnato dal saluto dei fucilieri




BORTIGALESI FAMOSI

Francescangelo Dessì  (1600 –1674)

Laureato in Leggi a Cagliari, si dedicò alla professione di avvocato. Noto soprattutto per la munificenza e la generosità, con le sue donazioni contribuì, a Cagliari, alla fondazione della Chiesa di S. Michele in Stampace e dell’Ospedale Civile. Il 20 agosto 1712 le sue ceneri furono trasportate nella suddetta chiesa e collocate nella parete sinistra dell’altare maggiore, con apposito monumento marmoreo ed iscrizione che ne ricorda le gesta onorevoli (….più ricco di Creso…più munifico di Davide…più liberale di Augusto…)

 

Domenico Fois  (1780 – 1871)

Laureato in Giurisprudenza, si dedicò alla professione di avvocato. Nel 1806 fu incarcerato ingiustamente, rimanendo in carcere per tre anni. Fu autore di numerosi testi giuridici, il più noto dei quali è stato “Dei delitti e delle pene e della processura criminale”, stampato in tre volumi a Genova nel 1816.  Nel 1818 entrò a far parte della Magistratura.  Nel 1848 fu deputato e scrisse per il giornale “il Popolo”; fece parte del Parlamento Subalpino durante la prima, la seconda e la quarta legislatura, sempre su posizioni antigovernative. Nel 1852 venne eletto consigliere comunale a Cagliari.

 

Anna Maria Falchi Massidda  (1824 – 1873)

Una delle pochissime poetesse sarde. Era nata a Bortigali da Don Efisio Falchi e Donna Maria Giuseppa Passino, di famiglie nobili, quindi, e benestanti. Intorno ai 20 anni sposò Don Pietro Paolo Massidda, un ricco possidente di Santulussurgiu. La sua produzione poetica (ora raccolta in una importante pubblicazione) è ricca di liriche raffinate;  la sua fama varcò i confini dell’isola: infatti in un articolo pubblicato il 16.04.1925 sul Giornale d’Italia a firma del critico Nichita Ordioni Siotto, veniva esaltato l’elevato contenuto artistico della sua poesia “Lenta sonat sa campana”.

 

Ignazio  Salaris  (1892 – 1916)

Tenente dell’esercito, ferito a morte sul Col di Lana, in Trentino, durante la Prima Guerra Mondiale, fu insignito della Medaglia d’Oro. La lapide posta sulla parete del Caseggiato delle vecchie Scuole Elementari a lui intitolate, recita: “Costante fulgido esempio di esemplare coraggio, di calma e di prudenza, in un combattimento per la conquista di una forte postazione nemica, gli fu affidato il comando di un reparto scelto incaricato di una difficile e pericolosa missione. Ferito una prima volta, continuò a combattere; ferito nuovamente, non appena medicato, volle ritornare al comando del suo reparto, e mentre arditamente rincuorava i suoi all’esecuzione dell’arduo compito, colpito da scheggia di granata, perdette eroicamente la vita. Monte Sief, 21 maggio 1916”.